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L’umanesimo del sistema socio-tecnico: alcuni insegnamenti dal Covid-19

La natura del sistema economico tout court è sempre più umano-socio-tecnologica, gli esempi erano già in questa direzione prima di Covid, ancora di più adesso, e racchiude insieme tre dimensioni: l’uomo, la società e la tecnologia. L’economia, intesa nella sua accezione di economia dello scambio e nelle sue varie e possibili declinazioni, ne è il collante.

Uomo. Distanziamento e vicinanza sociale vanno di pari passo, sono due facce della stessa medaglia, pare lo si sia dimenticato, cosi come lo sono salute e malattia mentale. Le implicazioni sono drammatiche se prevarranno isolamento e malattia mentale complice la disperazione con tutto quello che le crisi producono e comportano.

Società. L’immobilismo dal quale proveniamo non può tradursi in dinamismo in tempi brevi solo mediante dichiarazioni, non lo si può confondere con la necessità e l’accelerazione derivante dall’urgenza delle risposte, non è ragionevole pensare al passaggio da una società – molto italiana – dell’esitazione ad una società – molto più internazionale – della decisone. Il passaggio al dinamismo deve avvenire in coerenza con la dimensione del pensiero umano e degli indirizzi politici e dello sviluppo delle imprese e della produttività del lavoro, altrimenti l’accelerazione sarà sulla disperazione e sul dramma.

Tecnologia. Il ricorso a modelli predittivi guida le scelte, ma in assenza di modelli di costatazione che accompagnino e fortifichino questo approccio sarà foriero di sbandamenti e anziché contribuire alla soluzione aumenterà il problema e la sua intensità distruttiva.

L’ansia di comprendere il futuro è comprensibile, cosi come lo è l’enfasi sul post-covid, lo è meno il fatto che non si guardi a come stavamo e a come stavano le cose prima, tutti noi contestualizzeremo meglio. Prima di pensare alla fase dello sviluppo dovremmo porci domande sulla fase della resistenza e agire concretamente. Cosi come comprendere se gli effetti sociali ed economici dei cambiamenti saranno temporanei o duraturi.

Stiamo lavorando come Scuola IMT allo studio e all’individuazione di linee guida per soluzioni concrete quali la configurazione e le vie di adozione di reti umane improntate alla solidarietà istituzionale per combattere il rischio di suicidi e atti disperati, di reti sociali che si accompagnino con scelte di indirizzo politico ed economico, e assunzione di responsabilità istituzionale, di reti tecnologiche che con una visione audace e di prospettiva aggiungano l’elemento che può fare la differenza in termini di dinamismo, ovvero innovazione e ambiente. Il discorso si presta ad essere declinato in modo molto specifico per la Toscana alla luce della sua posizione nel panorama delle regioni italiane.

Se l’economia degli scambi è il collante, ad ognuno la propria responsabilità, chi di indirizzo, chi di gestione, affinché assuma e adotti scelte consapevoli con assunzione di rischio e configurazione del relativo modello di business che tanta parte riveste nell’economia dello scambio.

Dimensioni e piani non sono scindibili, a titolo di esempio, il ristoratore avrò meno spazio disponibile per il distanziamento sociale e potrebbe chiedere ai propri clienti di prenotare per fasce di tempo che consentano di recuperare i minori margini, difficile pensare di farlo senza una app dedicata, e oggi troverebbe comprensione e appoggio di molti, se non di tutti, forse anche riflettendo sul prezzo medesimo. È una declinazione concreta, ve ne possono fare molte altre, traendone indicazioni in ambiti anche diversi, ma finalizzati a rivisitare i luoghi della ricreativa, del piacere, così come le architetture organizzate dei luoghi del lavoro e della sua produttività.

In questa declinazione Covid può essere una opportunità, diversamente temo fortemente che non #andratuttobene.


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Nicola Lattanzi